Beirut in Italia

Il gruppo di Zach Condon trova nuova ispirazione in Puglia ...

da Marc Zisman | Video del giorno | 27 febbraio 2019
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Zach Condon ha capito subito che non poteva deambulare all’infinito nelle rotaie della metro con la fanfara. Che perfino i suoi fan più accaniti si sarebbero stancati e non gli avrebbero dato monetine ad vitam æternam… Su No No No! uscito nel 2015, l’ideatore dei Beirut aveva saputo trasformare le sue esperienze balcano-folclorico-messicane in geniali miniature pop di alto livello, tendendo a qualcosa di più scaltro, con bricolage artigianali e meravigliosi, rinnovandosi, pur conservando la singolarità sognante e magica del suo universo dove gli ottoni e le percussioni trainano la locomotiva.

Più cittadino del mondo che mai (è nato a Albuquerque, vive a Berlino e scrive sia a New York che in Puglia, dove si trova la città costiera di Gallipoli che dà il nome a questo quinto album), Condon possiede anche una voce caratterizzata da un lirismo disilluso che conferisce sempre alle sue canzoni una malinconia avvincente. Dietro il suo organo Farfisa o il suo sintetizzatore Korg, accompagnato da Nick Petree alla batteria, Paul Collins al basso, Ben Lanza al trombone e Kyle Resnick alla tromba, costruisce in questa occasione le sue canzoni come una matrioska. Un aspetto ludico amplificato dal ruolo centrale che attribuisce al Farfisa. E grazie alle sue arie di world music a tratti lo-fi, Gallipoli risulta essere tutto ciò che i Beirut hanno generato in poco più di dieci anni. © Marc Zisman/Qobuz





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