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Bebel Gilberto, adesso!

da Benjamin MiNiMuM |

Dopo sei anni di assenza segnati dalla morte dei suoi illustri genitori Miúcha e João Gilberto, la cantante brasiliana ha firmato “Agora”, un bellissimo ritorno che combina bossa-nova e arrangiamenti elettronici organici, fluttuanti e jazzy...

Se sulla copertina del suo Agora Bebel Gilberto alza la testa, non è un caso. L'album l'ha aiutata ad andare avanti durante un periodo difficile, quando in successione ha perso la sua migliore amica, sua madre - la cantante Miúcha, nel Dicembre 2018 - seguita sei mesi dopo dal padre, il leggendario cantante e chitarrista João Gilberto.

Sostenuta dal suo produttore e amico - l'americano Thomas Bartlett, alias Doveman (Stufjan Stevens, Norah Jones, Anna Calvi...) - Bebel non si smentisce, e ci offre un disco che potrà essere anche meno vistoso di Tanto Tempo (che le aveva permesso di farsi un nome vent'anni fa), ma è indubbiamente più maturo e ricco di sfumature. L'eredità genitoriale della bossa-nova è sempre là sotto, mentre predominano gli arrangiamenti electro, che sono molto organici, aerei e jazzy, e il suo canto è meno rigido, magari meno spensierato, ma rivolto alla vita.

 

 

Così buona” (Tão Bom), dichiara nell'etereo e ossessivo brano di apertura che precede la title track (che è ancorata al presente: Agora significa “adesso”). Le canzoni si susseguono in una sequenza naturale, e Bebel le anima con una libertà che vive dell'energia dell'improvvisazione. Ricama sulle melodie con la sua voce, che usa come uno strumento libero, come un'agile tromba in un combo cool jazz.

Su Na Cara (“sul viso”), si trova faccia a faccia con un'altra figlia d'arte, Mart'nália, figlia del grande sambista Martinho da Vila. Segue Deixa, il primo singolo dell'album, che è leggero come le bollicine dello champagne. Ma il meglio deve ancora arrivare. O Que Não Foi Dito (“ciò che non è stato detto”), è caratterizzato da un bellissimo equilibrio tra gravità e leggerezza, con un ritmo quasi marziale, arrangiamenti sognanti e voci commoventi. E si finisce tra le nuvole con Teletransportador, dove, su una meccanica un po' retrò-futuristica e anticonformista, il canto di Bebel Gilberto si scioglie in una languida melodia con tenerezza e sincerità. © Benjamin MiNiMuM/Qobuz

 



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