Alice Phoebe Lou, in viaggio a Sud

Tra folk e jazz, una Qobuzissime per il secondo album della giovane ragazza sudafricana ormai di casa a Berlino. Da non perdere...

da Charlotte Saintoin | Video del giorno | 03 aprile 2019
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Qobuz

Con la sua lunga criniera bionda e col suo visetto imbronciato, Alice Phoebe Lou è raggiante. Ma ciò che brilla ancora di più in lei è quella voce cristallina che sa variare con una facilità sconcertante passando dagli acuti ai gravi leggeri. Cresciuta a Città del Capo, sulla costa sud occidentale del Sudafrica, la bella, una volta maggiorenne, parte verso il grigiore berlinese.

È l’esotismo che emana dalla capitale tedesca e un precedente viaggio a Parigi e Amsterdam ad attirare la giovane Alice, determinata a vivere esclusivamente di musica. Prima di pubblicare il suo primo album Orbit (2016), sobrietà di jazz e folk, la vagabonda ha già percorso un bel pezzo di strada. Per seguire lei e la sua chitarra, bastava andare di strada in strada, di bar in bar, a Mauerpark o sulla Warschauer Strasse.

«No rules, no rules», sussurra in Something Holy. Il suo credo vale anche in musica. Nella stessa direzione di Orbit, questa seconda fatica ci porta in un’altra galassia, quella dei grandi sogni folk, blues e jazz di Alice.

Mentre la sua voce si delinea, dieci tracce disegnano un Paper Castles compatto ma leggero, ottenuto con una serie di sintetizzatori cangianti. Basso e chitarra discreti o xilofono (Ocean), slanci vocali o note espirate (Fynbos), produzione eterea e ritmi lenti (Galaxies), tutto sembra essere intriso della grazia di Alice. Meraviglioso. © Charlotte Saintoin/Qobuz






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