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Gli album

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Opere integrali - Uscito il 04 settembre 2020 | Chandos

Hi-Res Libretto
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Opere integrali - Uscito il 05 giugno 2020 | Parnassus Arts Productions

Hi-Res Libretto
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Opere integrali - Uscito il 05 aprile 2019 | Glossa

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4F de Télérama
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Opere integrali - Uscito il 05 aprile 2019 | CapriccioNR

Hi-Res Riconoscimenti Diapason d'or
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Opere integrali - Uscito il 15 marzo 2019 | CPO

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Opere integrali - Uscito il 08 marzo 2019 | LSO Live

Hi-Res Libretto
«This is Rattle». È il nome di un festival di dieci giorni tenutosi nel 2017 al Barbican Centre di Londra, per celebrare il ritorno di Sir Simon Rattle nel Paese e il suo debutto alla testa della London Symphony Orchestra. Uno dei momenti salienti era stata la presentazione de La damnation de Faust di Berlioz, eseguita due volte, un’opera che Rattle conosce bene e che ha diretto anche a Berlino.Metà opera, metà cantata, la creazione non era destinata alla scena. Come nella Symphonie fantastique, scritta quindici anni prima, e come avverrà per l’opera Benvenuto Cellini, questa Damnation de Faust è largamente autobiografica; Berlioz s’identifica con le sofferenze metafisiche di Faust, fra idealismo frustrato, amore impossibile e demoni interiori.L’Orchestra Sinfonica di Londra è molto pratica di Berlioz, che ha eseguito tanto spesso fin dagli anni Settanta sotto la bacchetta del suo precedente direttore, Sir Colin Davis. Sottolineiamo il Faust brillante del tenore americano Bryan Hymel e la radiosa Marguerite del mezzosoprano britannico Karen Cargill, ed ammiriamo una volta ancora l’eccellente dizione francese di cantanti internazionali. Christopher Purves, che sostituisce su due piedi Gerald Finley, incarna un magnifico Méphisto. Una pietra in più nell’edificio discografico in costruzione, imperniato sui 150 anni della scomparsa del vulcanico compositore francese. © François Hudry/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 11 gennaio 2019 | Decca

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 16 novembre 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice - Choc de Classica
Quando negli anni Venti si scoprirono i manoscritti autografi di Vivaldi, nessuna delle sue opere era nota, neppure fra gli specialisti. I manoscritti aprivano nuovi orizzonti in ambito barocco e non attendevano che di essere resuscitati, cosa che avrebbe però richiesto alcuni anni. Le sue opere (scritte fra il 1713 e il 1739) appartengono al genere del “dramma musicale”, allora molto in voga in Italia, e che sarebbe poi divenuto l’ “opera seria”. Il genere è caratterizzato da storie altamente commoventi e moraleggianti, che trattano d’amore, di piacere, di potere, di morte. L’azione si svolge in genere al centro di un sontuoso apparato scenico che la situa in un contesto storico specifico o in lontane contrade. Il Vivaldi compositore di opere si dedicherà a conferire forte impatto drammatico all’azione e alle situazioni, concentrandosi sempre più sui sentimenti e sui caratteri dei suoi personaggi.Il compositore aveva lasciato la sua Venezia natale nel 1722 per tentare la fortuna a Roma. Giustino fu rappresentato lì per la prima volta, durante il carnevale del 1724. Nello Stato della Chiesa, alle donne era vietata la pubblica apparizione in scena; i ruoli femminili di Giustino furono quindi affidati a dei castrati, ma per la presente incisione Ottavio Dantone e la sua Accademia Bizantina preferiscono far ricorso a voci di donna, piuttosto che a controtenori, per via del gran numero di ruoli femminili molto differenziati. L’opera contiene numerose scene spettacolari, come la cerimonia con coro che apre il primo atto, il combattimento con l’orso, la tempesta in mare, la lotta con il mostro marino, la tomba “parlante” di Vitaliano Seniore. La trama è incentrata sull’imperatore Giustino I (450-527), di estrazione modestissima, la cui ascesa al trono imperiale attirò mille invidie e complotti. Vivaldi dispiega tutto il suo talento per offrire all’ascoltatore un’opera dalla ricchezza infinita, fatta di musica originale e di alcuni “riciclaggi” di opere anteriori. © SM/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 16 novembre 2018 | Dynamic

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 09 novembre 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or
Da sola, l’aria d’ingresso di Lady Macbeth “Vieni, t’affretta”, cantata dall’immensa Shirley Verrett, rende questo disco immortale! Ma tutto il resto è commisurato. Inciso a seguito dello spettacolo d’antologia splendidamente messo in scena da Giorgio Strehler, nel 1975 alla Scala di Milano, l’album ha una teatralità difficile da ottenere in studio. Claudio Abbado dirige con una morbidezza ed un’eloquenza che danno le vertigini. Domingo, Cappuccilli, Ghiaurov sono in gran forma. Raramente l’adattamento Shakespeare/Verdi è stato realizzato con una drammaticità che sfiora tanto la perfezione. Un’incisione da portare con voi sull’isola deserta, o quantomeno nel vostro spazio segreto. © François Hudry/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 02 novembre 2018 | Arcana

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 12 ottobre 2018 | B Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Editor's Choice - 5 étoiles de Classica
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Opere integrali - Uscito il 14 settembre 2018 | Bru Zane

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Choc de Classica
Dire Gounod significa dire Faust, Roméo et Juliette o Mireille. D’ora in poi bisognerà dire anche Il tributo di Zamora. Si tratta infatti dell’ultima opera scenica del compositore, allora all’apice della gloria: siamo nel 1881, la prima all’Opéra di Parigi riscuote grande successo, e poi… scompare del tutto dal palinsesto. Dobbiamo ammettere che il trattamento musicale resta ancorato “nel passato” di Gounod, mentre intorno a lui s’impongono ampiamente Wagner e Verdi, per non parlare di Massenet o di Bizet. Eppure questa partitura cela molte bellezze, temi di una vastità e di un lirismo senza pari, sebbene segua il modello dei “numeri” in un momento in cui la tendenza – a dire il vero soprattutto tedesca: l’Italia avrebbe atteso ancora un po’ – va ormai verso opere svolte dall’inizio alla fine, senza suddivisioni; se Gounod voleva fare l’anti-Wagner non doveva agire diversamente! Hervé Niquet dirige un palco internazionalissimo (molto poco francese, ahimè, salvo i piccoli ruoli) alla testa dell’Orchestra e del Coro della Radio di Monaco. Speriamo che questa prima discografica possa spingere qualche direttore di teatro francese ad appropriarsi di questo Tributo, perla evidente del repertorio francese della fine del XIX secolo. © SM/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 14 settembre 2018 | Naxos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 07 settembre 2018 | CPO

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Opere integrali - Uscito il 31 agosto 2018 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 5 Sterne Fono Forum Klassik - Preis der deutschen Schallplattenkritik
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Opere integrali - Uscito il 06 luglio 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto
Incisa nel luglio del 2017 nella sontuosa Festspielhaus di Baden-Baden, questa Clemenza di Tito segue gli album già pubblicati nella serie mozartiana con Nézet-Séguin, l’Orchestra da Camera Europea ed il tenore Rolando Villazón, che è il solo cantante a far parte di tutte queste produzioni. Inutile dire che l’intento musicale è cesellato al massimo, che nessuno dei cantanti si permette la minima libertà non soltanto sulla partitura, ma anche nello stile – banditi gl’italianismi estemporanei di glissando, corone personali, do acuti da circo, abbellimenti parassiti, gorgheggi, singhiozzi – cosicché possiamo affermare, senza tema di errore, che si tratta di una delle più belle e pure interpretazioni di quest’opera. Ricordiamo che è l’ultimissima opera di Mozart, rappresentata per la prima volta due mesi prima della sua scomparsa; e che i recitativi sono di penna del fedele Süssmayr, lo stesso che “terminerà” il Requiem. In quello stesso periodo, Mozart portava a compimento anche Il flauto magico e aveva solo poche settimane per finire l’opera; eppure, che perfezione nel discorso di arie, tutti e coro! E l’argomento probabilmente non suscitava nemmeno un enorme interesse nel compositore, specie dopo la sua esplosiva collaborazione con Da Ponte. Ma in un’interpretazione tale il soggetto serio e un tantino datato “può passare”, e anche con lode. © SM/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 29 giugno 2018 | Nonesuch

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Editor's Choice - Choc de Classica - 5 Sterne Fono Forum Klassik - Preis der deutschen Schallplattenkritik
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Opere integrali - Uscito il 22 giugno 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Eh sì, si può ancora scoprire una partitura di Bernstein, o per meglio dire la versione da camera di A Quiet Place, adattata da Garth Edwin Sunderland e per la prima volta diretta e registrata dal direttore d’orchestra Kent Nagano, alla Montréal Symphony House. Ultima partitura scenica del compositore americano ad essere rappresentata per la prima volta alla Houston Grand Opera, nel 1983, fu riveduta dal librettista Stephen Wadsworth e dal compositore, che vi aggiunse diversi frammenti dell’opera in un atto Trouble in Tahiti del 1951, dando luogo a due nuove prime (Scala di Milano e Washington). Una nuova versione – definitiva – ebbe la prima all’Opera di Vienna, sotto la direzione del compositore, nel 1986. Affascinante per più di un motivo, sorta di contemporaneo Intermezzo di Strauss, l’opera dipinge la società americana attraverso la solitudine e la crisi esistenziale di una coppia (Trouble in Tahiti) e di una famiglia. Bernstein citava Mahler per la struttura, con un movimento finale di “grave nobiltà” che ricorda quelli della Terza e della Nona sinfonia del suo venerato modello. Come spesso avviene nella sua produzione, la mescolanza di stili (jazz, coro antico, Broadway, Mahler, Berg, Britten, Copland…) produce un cocktail esplosivo, che occhieggia in direzione della conversazione in musica, piuttosto che del grand-opéra – il che, paradossalmente, rende questo componimento tanto particolare… e tanto accattivante. Da riscoprire, sotto la direzione dell’ex-allievo e fedele Kent Nagano, alla testa di cantanti solisti di alto profilo, per capire quale sia questo «luogo tranquillo» dove «l’amore c’insegnerà l’armonia e la grazia». © Franck Mallet/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 15 giugno 2018 | Profil

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