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Gli album

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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 22 settembre 2014 | Strut

Riconoscimenti Sélection JAZZ NEWS - Pitchfork: Best New Reissue
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 15 giugno 2018 | Big Dada

Hi-Res Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS - L'album du mois JAZZ NEWS
Il caos. I contrasti. L’instabilità. La violenza. Le urla. I diverbi. C’è questo e molto di più nel jazz degli Onyx Collective, che non è il jazz da cartolina né tantomeno quello dei locali dove si fuma il sigaro. Questo collettivo newyorchese fa soffiare sul genere un vento di rivolta, proprio come fecero alcuni loro predecessori nel secolo scorso. Dagli Art Ensemble Of Chicago ai Lounge Lizards di John Lurie, capiamo subito qual è l’humus che ha visto spuntare gli Onyx Collective. Vicini a Nick Hakim, Princess Nokia e Dev Hynes alias Blood Orange, notati al fianco di Ibeyi o in tour col sassofonista Kamasi Washington, i membri di questa imprevedibile formazione (può esibirsi tanto in un sottoscala come sul tetto di un albergo o in strada davanti a un negozio) sono uno dei segreti più segreti della scena jazz americana contemporanea. Dopo una serie di EP incredibili, ecco un primo album intitolato Lower East Suite Part Three. Un disco che suona come un omaggio alla Grande Mela e alla sfida perenne di vivere nella metropoli nonostante la gentrificazione e l’aumento degli affitti. È in questo contesto che il leader degli Onyx Collective, il sassofonista e talvolta cantante Isaiah Barr, ha concepito questo trip agitato, in compagnia dei suoi complici Austin Williamson alla batteria, Walter Stinson al contrabbasso, Spencer Murphy al basso e, ospite su quattro tracce, il sassofonista Roy Nathanson che fu appunto un Lounge Lizards per quattro anni… Un jazz ai limiti del free che ricorda molto lo spirito no wave/post punk della New York anni ’80. Certi quartieri della città offrivano allora un pericolo e un’instabilità che gli Onyx Collective fanno rivivere con intelligenza. Il pittore Julian Schnabel era uno degli attori di quella New York dimenticata e debellata dagli Apple Store e dai negozi/loft di grandi firme. D’altronde, è proprio lui l’autore della copertina di questo album. Un cerchio che si chiude? © Marc Zisman/Qobuz
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 25 gennaio 2019 | Resonance Records

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Reissue
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 25 novembre 2016 | Strut

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 01 giugno 2012 | ESP-Disk

Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 04 marzo 2013 | Label Bleu

Hi-Res Riconoscimenti HD Audio
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 08 settembre 2017 | Laborie Jazz

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 25 settembre 2015 | Onjazz Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 01 gennaio 2004 | hatOLOGY

Riconoscimenti Top du mois de Jazznews
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 30 marzo 2015 | Abalone Productions

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Choc Jazzman
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 25 agosto 2014 | nato

Riconoscimenti 4F de Télérama
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 12 agosto 2013 | Nu Bop Records

Riconoscimenti The Qobuz Standard
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 08 dicembre 2014 | Abalone Productions

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Sélection JAZZ NEWS
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 03 aprile 2014 | Gazul

Riconoscimenti Sélection JAZZ NEWS
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 30 dicembre 1998 | ENJA RECORDS Matthias Winckelmann

Riconoscimenti The Qobuz Standard
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 26 ottobre 2009 | Gondwana Records

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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 25 maggio 2018 | Rhino Atlantic

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Miles Davis gli aveva dato del matto sulla pubblica piazza. Leonard Bernstein lo trovava invece assolutamente geniale. Il personaggio di Ornette Coleman ha suscitato quasi sempre emozioni forti. Sorta di fuorilegge che preferiva suonare le proprie composizioni piuttosto che gli standard del jazz, il sassofonista americano è anche il padre della cosiddetta armolodia, teoria che fonde armonia e melodia. Coleman passerà alla storia come un esploratore, uno scombussolatore che influenzerà schiere di musicisti, irritandone anche diversi… Questo cofanetto di dieci dischi copre uno dei periodi più importanti della sua attività. Tra il 1959 e il 1961, egli pubblicò sei album in studio per l’Atlantic Records. Sei album qui presenti, corredati di registrazioni alternative e bonus vari, il tutto ovviamente rimasterizzato in modo inappuntabile da John Webber. Attraverso gli opus The Shape Of Jazz To Come (1959), Change Of The Century (1959), This Is Our Music (1960), Free Jazz: A Collective Improvisation (1960), Ornette! (1961) e Ornette On Tenor (1961), e le compilation The Art Of Improvisers (1970), Twins (1971), To Whom Who Keeps A Record (1975) e The Ornette Coleman Legacy (1993), scopriamo l’arte proteiforme di un musicista che si è sempre rimesso in discussione. Una voce unica e singolare, affiancata da altre voci uniche e singolari come quella di Don Cherry, Charlie Haden, Scott LaFaro, Billy Higgins e Ed Blackwell. © Marc Zisman/Qobuz
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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 06 maggio 2008 | Gondwana Records

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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 15 marzo 2019 | ECM

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Free jazz et jazz d'avanguardia - Uscito il 01 gennaio 1979 | ECM

ECM sarà pure stata fondata durante l’età d’oro del free jazz, ma Manfred Eicher affrontò il genere in maniera del tutto personale: “Non volevo lavorare troppo con la scena del free jazz perché pensavo che fosse per lo più fatta per le esibizioni dal vivo. E che tutta la forza di quell’intensità fosse difficile da catturare su nastro". Quando riunì la Art Ensemble of Chicago nel Tonstudio Bauer a Ludwigsburg nel maggio 1978 per registrare questo album, giustamente chiamato Nice Guys, la tempesta si fece, d’improvviso, calma. Nata dieci anni prima, la gang di Chicago portò ad un nuovo livello la sua eccezionale Great Black Music per il loro primo disco ECM, mescolando insieme improvvisazione, musica tradizionale, sequenze tribali e libertà in tutte le sue forme. Per Lester Bowie, Malachi Favors, Joseph Jarman, Roscoe Mitchell e Don Moye, quella Great Black Music era al plurale. Sembra quindi logico che siano stati capaci di costruire più ponti tra continenti ed epoche del normale. E mentre Nice Guys sembra più un patchwork che un lavoro omogeneo, è perché documenta alla perfezione una visione d’avanguardia originale e un’era eccitante. Non uno disco per anime sensibili.