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In occasione del 75° compleanno di Keith Jarrett, il suo più grande partner ha raccolto i cinque brani di questo album, disponibile esclusivamente su Qobuz. Questo socio, che possiamo definire un vero amico del pianista americano, è Manfred Eicher, produttore e fondatore di ECM, che è stata l’etichetta di Keith Jarrett per quasi 50 anni. Il 10 novembre 1971, Jarrett è solo davanti al suo pianoforte mentre Eicher è al mixer, intento ad incidere il primissimo disco per ECM del pianista: Facing You. “Non so nemmeno quanti dischi abbiamo fatto assieme”, ha detto il produttore tedesco a Qobuz qualche anno fa. “Ma ripensandoci a posteriori, è un risultato magnifico. Continuità, è tutta una questione di continuità. È il modo migliore per riuscire a creare e sviluppare nuove cose.”Interazioni di gruppi dinamici e improvvisazioni solistiche di immensa profondità: la musica di Keith Jarrett che Manfred Eicher ha selezionato appositamente per Qobuz evidenzia la straordinaria creatività del grande pianista in diversi contesti musicali. Fare un’accurata selezione dalla sua ampia discografia non deve essere stato facile. Keith Jarrett 75 offre la possibilità di ascoltare il pianista in solo, in duo, in trio e in quartetto... Cominciando da Never Let Me Go, brano estratto da Standards, Vol. 2, registrato nel gennaio 1983 assieme al contrabbassista Gary Peacock e al batterista Jack DeJohnette. Esordio di un grande trio che si reinventa costantemente rivisitando all’infinito le grandi pagine della storia del jazz... A questo intenso flusso di improvvisazione segue Creation, Part VII, registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma l’11 luglio 2014, tratto dall’album Creation. Una lunga suite di accordi che ricordano i legami che Jarrett ha intessuto con il repertorio classico... Uno sguardo al passato per il terzo brano, Personal Mountains, registrato il 16 aprile 1979 a Tokyo con il sassofonista Jan Garbarek, il contrabbassista Palle Danielsson e il batterista Jon Christensen, tratto dall’album Sleeper, che uscirà solo nel luglio 2012. Questo tema è caratterizzato sia dalla rabbia che dal lirismo, e dimostra come i due musicisti scandinavi che gli fanno da spalla abbiano permesso all’americano di sviluppare una semantica originale... Mentre No Moon At All, registrato nel 2007 con il contrabbassista Charlie Haden e pubblicato tre anni dopo sull’album Jasmine, è la magia di un ricongiungimento dopo più di trent’anni di separazione, un momento commovente che fa stringere il cuore. L’ego viene messo da parte, e quel che resta è una conversazione extra-terrestre e sublime... Per concludere questa celebrazione, Manfred Eicher sceglie di tornare al trio Jarrett / Peacock / DeJohnette, con Flying Part 1, dall’album Changes. Anche se è stato registrato durante le sessioni del gennaio 1983 degli album Standards, Vol.1 e Vol. 2, questa volta si tratta di un’improvvisazione su un tema creato da Jarrett, che amplifica la sua interazione con la ritmica, alla quale lascia molto spazio. Un magico epilogo di un album su un musicista il cui universo sembra infinito. © Marc Zisman/Qobuz
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Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
La sua voce sensuale è irresistibile. Elizabeth Grant, in arte Lana Del Rey, potrebbe cantare il manuale di istruzioni di un frigorifero senza perdere la nostra attenzione. Anche quando invita il mondo intero ad unirsi a lei (A$AP Rocky, The Weeknd, Stevie Nicks e Sean Lennon tutti presenti in Lust For Life, il suo album pubblicato nel 2017), vive nel suo piccolo mondo in cui il tempo scorre lentamente e la malinconia regna sovrana. Fare musica è il suo modo di parlare della sua epoca, dei suoi contemporanei, del sogno americano e, per quanto ne sappiamo, di sé stessa... Con il suo titolo oltraggioso, la copertina stilizzata dell’album (con Duke Nicholson, nipote di Jack Nicholson, a bordo di una barca che salpa da una costa in fiamme) e i suoi ritmi particolarmente lenti, Norman Fucking Rockwell! è in gran parte radicato nel folk. Del Rey si aggira per questo fantastico paesaggio sonoro, più malinconico ed evanescente che mai. Ha collaborato da vicino con Jack Antonoff in questo album (un produttore ricercato da pop star come Taylor Swift, St. Vincent, Lorde, Carly Rae Jepsen e Pink) e il produttore ha modellato la sua malinconia con sobrietà e lucidità ben dosate. I ritmi lenti di questo bellissimo lavoro offrono una gradita pausa dalle turbolenze quotidiane. Una delle tracce che spicca è la cover di Sublime’s Doin ‘Time (1996), come una nuova interpretazione di Summertime di Gershwin, che offre un’ulteriore prova dell’originalità di Lana Del Rey, qualcosa di molto più complesso di quanto alcuni vorrebbero farci credere. © Marc Zisman / Qobuz
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Rock - Uscito il 18 maggio 1986 | Real World Productions Ltd.

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Pop/Rock - Uscito il 24 maggio 2019 | A&M - Interscope Records

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«Ecco la mia vita raccontata attraverso le canzoni. Per quanto ricostruite, rappezzate o perfino impreziosite con una nuova cornice, restano molto attuali». È quanto possiamo leggere nel comunicato di questo disco che è, di conseguenza, molto più di una semplice compilation di successi di Sting (da solista o con i Police). È particolarmente la ritmica che il cantante ha voluto perfezionare in questo ,album, per fare dimenticare l’aspetto «datato» (come lo definisce lo stesso Sting) di alcuni pezzi. Più esplosive di quanto non lo fossero all’origine, le batterie di Demolition man, If You Love Somebody Set Them Free, Desert rose, e anche di Englishman in New York sorprenderanno più di un ascoltatore. Per quanto riguarda quel celebre omaggio all’icona gay Quentin Crisp, ritroveremo comunque i pizzicati e l’assolo del sassofono soprano che erano il pezzo forte di questa canzone uscita nel 1988.Per quanto riguarda le altre ballate, è a livello delle trame e delle abilità vocali del cantante che la reinvenzione è più flagrante. Meno pura ma più corposa di prima, la voce di Sting aggiunge una nuova dimensione a Fields of gold e a Fragile, due canzoni che mostrano peraltro che il talento da melodista di Sting non è cambiato. Vale lo stesso per i pezzi del periodo con i Police, in particolare Message in a bottle e Walking on the moon, oltre all’imprescindibile Roxanne (presentata qui in una versione live). ©Nicolas Magenham/Qobuz
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Elettronica - Uscito il 17 maggio 2013 | Columbia

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - 5 étoiles Rock and Folk - La discoteca ideale Qobuz - Pitchfork: Best New Music - Registrazioni Eccezionali - HD Audio
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Musica alternativa e indie - Uscito il 29 marzo 2019 | Darkroom - Interscope Records

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Soul - Uscito il 01 novembre 2019 | Polydor Records

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Pop - Uscito il 29 novembre 2019 | Pink Floyd Music

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I Pink Floyd del dopo Waters -- ovvero David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright -- rendono omaggio al proprio percorso musicale con lo speciale album Later Years 1987-2019 [Highlights]. Il progetto riassume, in dodici tracce, l’omonimo cofanetto raccolta di diciotto dischi pubblicato a tre anni da The Early Years 1965-1972. Ne fanno parte anche registrazioni tratte dal monumentale concerto di Knebworth (1990) e remix di pezzi appartenenti agli album A Momentary Lapse of Reason, Delicate Sound of Thunder e The Division Bell. © TiVo
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Pop - Uscito il 13 dicembre 2019 | Rhino - Parlophone

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Non ci speravamo più! Dopo la compilation The Later Years: 1987-2019, ecco arrivare il resto del gigantesco tesoro dedicato al periodo David Gilmour, iniziato dopo l’addio di Roger Waters. Ricordiamocelo, The Later Years segue le orme della retrospettiva del 2016, dedicata ai primi anni (1967-1972) del gruppo britannico. Rimixati da Gilmour e Andy Jackson, ritroviamo qui la versione integrale di A Momentary Lapse of Reason (1987), primo album in studio dei Pink Floyd senza Waters, e del doppio live Delicate Sound of Thunder (1988). Ma soprattutto il quarto disco ci premia con cinque brani dal vivo, tra cui tre fiammeggianti interpretazioni della prima vita di Pink Floyd. One of These Days tratto da Meddle (1971) eseguito a Hannover nel 1994, il psichedelico Astronomy Domine composto da Syd Barrett per The Piper at the Gate of Dawn (1967) e suonato nello stesso anno a Miami, così come Run Like Hell, estratto da The Wall (1979), a Atlanta nel 1987. Oltre a sette pezzi inediti del 1994, periodo Division Bell. Superbo. © Charlotte Saintoin/Qobuz