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Gli album

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Quartetti - Uscito il 30 novembre 2018 | Mirare

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Choc de Classica - Registrazioni Eccezionali
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Overture - Uscito il 16 novembre 2018 | PentaTone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Registrazioni Eccezionali
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Sinfonie - Uscito il 09 novembre 2018 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Registrazioni Eccezionali - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Sinfonie - Uscito il 09 novembre 2018 | Ondine

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali
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Concerti per violoncello - Uscito il 02 novembre 2018 | PentaTone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Editor's Choice - Registrazioni Eccezionali - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Musica vocale (sacra e profana) - Uscito il 26 ottobre 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Concerti per violino - Uscito il 21 settembre 2018 | Onyx Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Registrazioni Eccezionali
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Musica sinfonica - Uscito il 10 agosto 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Record of the Month - Registrazioni Eccezionali - 5 étoiles de Classica
Se è vero che Leonard Bernstein è stato uno dei più grandi direttori d’orchestra della seconda metà del XX secolo, la sua attività d’interprete non ha mai occultato quella di compositore. Ma il successo costante e mondiale di West Side Story lo ha spesso infastidito, perché metteva in ombra il resto di un catalogo abbondante e vario. Antonio Pappano ha avuto l’ottima idea di riunire le tre sinfonie di Bernstein in un unico album, inciso durante numerosi concerti a Roma con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che sotto la sua bacchetta ha raggiunto un’audience internazionale. Bernstein aveva un rapporto privilegiato con questa istituzione, che andava a dirigere con regolarità.Jeremiah, la prima sinfonia di Bernstein, risale al 1944. Bernstein ha ventisei anni e scrive nello stesso anno il primo balletto per Broadway, Fancy Free, pratica una mescolanza di generi che sarà d’ora in poi il suo marchio di fabbrica, disorientando un buon numero di melomani frigidi che all’epoca non comprendono che tale dicotomia è il frutto del suo genio. Questa prima sinfonia, cantata in ebraico, denuncia gli orrori dell’Olocausto in Europa.Il 1949 è l’anno di The Age of Anxiety (L’età dell’angoscia), la sua strana seconda sinfonia ispirata ad una lunga e complessa poesia di W. H. Auden. Poco eseguita per via della difficile parte di pianoforte solista, che pochi interpreti hanno in repertorio, la sinfonia è una suite di “temi e variazioni”. Mentre l’inizio flirta con la musica colta europea, quella di Profokiev soprattutto, l’opera si conclude in un sentimentalismo sincopato alla maniera dei grandi film hollywoodiani. L’eccellente pianista Beatrice Rana (che ha inciso per Warner Classics un eccitantissimo Secondo Concerto di Prokofiev con lo stesso direttore, nonché, più di recente, delle Variazioni Goldberg di Bach più discusse) ne è qui interprete brillante e convinta.Scritta nel 1963 e dedicata al Presidente Kennedy, Kaddish, la sua terza sinfonia, è senza dubbio l’opera più personale di questa trilogia. Eterogenea come lo è tutta la musica di Bernstein, è corredata di un testo di sua penna che fece scandalo per l’arroganza iconoclasta, poiché Bernstein dava consigli a Dio per governare meglio gli uomini… Insoddisfatto del testo, il compositore effettuò numerose revisioni dell’opera, per darle la forma generalmente utilizzata oggi. © François Hudry/Qobuz
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Classica - Uscito il 04 maggio 2018 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali
Absolute Jest, scritta nel 2011 e rimaneggiata poco dopo, è una delle opere più irresistibili di John Adams. Il compositore vi attinge liberamente al Beethoven dei quartetti ma anche della Nona sinfonia, per distillare una partitura a cento all’ora, sontuosamente orchestrata – oltre al quartetto d’archi solista, che fa dell’opera una sorta di concerto per così dire, Adams aggiunge all’orchestra un’arpa e un pianoforte, entrambi accordati secondo il temperamento mesotonico, un modo per confondere le carte tonali e sonore –, in cui le allusioni sono considerate delle specie di «tatuaggi» (secondo lo stesso Adams) alla Ludwig su di un corpo adamiano. E ciò nonostante il fatto che l’ultimo movimento non si faccia scrupoli a citare lo Stravinskij della Sinfonia in tre movimenti. Profondamente originale, Absolute Jest era stata scritta per Michael Tilson Thomas e l’Orchestra di San Francisco (Qobuzissime della nostra estate 2015), ma a quanto pare ogni nuova interpretazione permette di scoprirne altre sfaccettature. La considerazione si applica anche a Naïve and Sentimental Music, scritta per la Los Angeles Philharmonic (ne esiste una formidabile incisione di Salonen per Nonesuch); già che ci siamo, precisiamo che la partitura non è né ingenua né sentimentale, ma piuttosto feroce e originale; il titolo è probabilmente preso in prestito da Schiller (Sulla poesia ingenua e sentimentale), il quale, secondo la propria terminologia, considerava Shakespeare e Omero poeti «ingenui». Tra le sonorità un filo insolite, troveremo una chitarra elettrica ed un pianoforte collegato a un sampler… © SM/Qobuz
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Musica vocale profana - Uscito il 27 aprile 2018 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - 4F de Télérama - Registrazioni Eccezionali
Diciamo che i compositori della presente selezione, a cura di Sébastien Daucé e dell’Ensemble Correspondances, coprono l’Inghilterra più o meno dal 1600 al 1700, dalla generazione di Coprario (Cooper a dire il vero, italianizzato per essere alla moda!), Johnson e Lanier, tutti nati prima del volgere del XVII secolo, fino ad Hart e Blow, scomparsi appena dopo l’inizio del successivo. Seguiamo così, passo dopo passo, la diffusione e l’incorporazione della nuova arte importata dall’Italia, anche se i recitativi accompagnati italiani sono sempre sfumati di “canto declamatorio”, tipico della musica inglese. Altro cardine evidente è lo iato musicale di circa vent’anni fra l’inizio della Guerra Civile nel 1642 e la Restaurazione, con il ritorno al trono di Carlo II, passando per la dittatura religiosa puritana di Cromwell, il quale voleva interdire praticamente ogni forma di giubilo, musica compresa. Numerosi artisti inglesi scelsero di esiliarsi in campagna, e lavorare come precettori musicali, o persino all’estero. Questo completissimo ventaglio di un intero secolo permette all’Ensemble Correspondances, col suo vasto gruppo di cantanti e strumentisti, di mostrare la propria profonda conoscenza di tutta quest’epoca, ricchissima malgrado condizioni di vita (o persino di sopravvivenza) talvolta davvero precarie. © SM/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 13 aprile 2018 | La Dolce Volta

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Registrazioni Eccezionali
Fra i numerosi giovani talenti che nascono sulla scena musicale, ve ne sono alcuni il cui piccolo atout aggiuntivo ci cattura. È il caso di Florian Noack, la cui generosità e la cui solarità illuminano fin dal primo incontro. La sua vivacità e la sua curiosità sono entusiasmanti. Le sue “venticinque” dita al galoppo sulla tastiera sorprendono. E soprattutto… soprattutto, la sua sincerità e la sua umiltà riempiono di rispetto. Viaggiare nel cuore del folklore delle nazioni, condividere il sapore unico di quelle musiche virtuosistiche o pudiche, offrire talvolta i propri arrangiamenti in prima mondiale… Ecco la stupefacente avventura sonora cui c’invita il pianista Florian Noack per la sua prima incisione realizzata per La Dolce Volta, dopo svariati album per Ars Produktion e Artalinna. Florian Noack propone un album incentrato sulla danza: Brahms, Grieg, Schubert, Rachmaninov, Szymanowski, Komitas, Janáček, Nín, Martucci, Grainger, per un percorso virtuosistico, poetico, intimo. Serve la palette estremamente varia del talento di Florian Noack per offrirci la quintessenza di questi pezzi, che sotto altre dita tornerebbero nel repertorio salottistico. Un album pieno di fascino, che di certo non vi lascerà indifferenti! © La Dolce Volta
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Concerti per violino - Uscito il 13 aprile 2018 | Ondine

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Award - Gramophone Record of the Month - Registrazioni Eccezionali - 5 Sterne Fono Forum Klassik - 5 étoiles de Classica
La Finlandia è oggi una delle terre musicali più ricche del pianeta: grazie alla qualità eccezionale del suo insegnamento musicale, produce numerosi compositori, direttori d’orchestra e interpreti che fanno carriera nel mondo intero. Il ricchissimo catalogo del dinamico editore finlandese Ondine contiene molte incisioni del violinista tedesco Christian Tetzlaff (Sonate e Partite per violino solo di Bach, sonate di Mozart, Trii di Brahms, concerti di Mendelssohn, Schumann e Šostakovič) e del direttore d’orchestra finlandese Hannu Lintu (Sibelius, Mahler, Enescu, Berio, Messiaen, Lindberg, Melartin), ma questo è il loro primo disco in comune.I due Concerti per violino di Bartók sono stati scritti con un intervallo di trent’anni per due virtuosi. Mentre il Secondo concerto, in forma di tema e variazioni che si sviluppano in modo ingegnoso su tre movimenti, è noto da tempo, il primo è rimasto a lungo inedito. Scritto come dichiarazione d’amore alla violinista svizzera di origine ungherese Stefi Geyer, di cui Bartók era innamorato, venne tenuto segreto dalla dedicataria; fu ben oltre la morte del compositore che la violinista fece conoscere l’opera al mecenate e direttore d’orchestra Paul Sacher, molto vicino a Bartók, che ne realizzò la prima con Hansheinz Schneeberger soltanto nel 1958.I due concerti di Bartók, essenziali nel repertorio per violino ed orchestra, stanno fortunatamente godendo di un ritorno d’interesse fra i violinisti della giovane generazione – è uscita da qualche settimana l’incisione delle stesse opere da parte di Renaud Capuçon per Warner. Questa nuova versione, magnificamente registrata, ne esplora con cura tutta la ricchezza orchestrale, in perfetto dialogo con il violino superlativo di Christian Tetzlaff. © François Hudry/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 06 aprile 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali - 5 étoiles de Classica
Il notevole pianista turco Fazil Say (nato nel 1970) ci offre qui, inciso nel 2016 nella Sala Grande del Mozarteum di Salisburgo, un altrettanto notevole album dedicato al Primo Libro di Preludi di Debussy – 1910 – che egli mette in contrasto, in qualche modo, con le sei Gnossiennes di Satie (1890 le prime tre, 1897 le ultime) e con i pezzi che ne consacrarono la fama, le tre immortali Gymnopédies del 1888. Ascoltando queste opere ci si stupisce quasi del fatto che siano quelle di Satie ad essere anteriori ai Preludi di Debussy, di quasi due decenni, e non è una sorpresa che Satie sia ormai considerato un vero e proprio avanguardista, persino dai minimalisti dei nostri tempi. Poiché questi due compositori sono agli antipodi, è normale che da vivi fossero amici, specie conoscendo la tendenza di Debussy ad invidiare i propri contemporanei… Ma essere invidiosi di un essere dolce ed evanescente come Satie è impossibile per l’eternità. Say sviluppa questi due poli opposti – tanto opposti che quasi si toccano – con immensa tenerezza. © SM/Qobuz
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Sinfonie - Uscito il 06 aprile 2018 | BIS

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Classica - Uscito il 23 marzo 2018 | Channel Classics Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Editor's Choice - Registrazioni Eccezionali
Dopo alcuni volumi dedicati ai grandi cicli strumentali vivaldiani, La stravaganza (2004), La cetra (2012) e L’estro armonico (2015), la violinista inglese Rachel Podger prosegue il lavoro con l’ensemble Brecon Baroque per questa nuova versione delle Quattro stagioni, completata da tre concerti per violino. Il Brecon Baroque è un’emanazione del festival omonimo, che ha luogo ogni anno alla fine del mese di ottobre nel Paese dei Galli. Un luogo magico alla confluenza di due fiumi, con paesaggi spettacolari che attirano centinaia di visitatori.Appassionata della musica di Vivaldi come di quella di Biber, Rachel Podger, che ha compiuto gli studi in Germania, dimostra nelle sue interpretazioni quanto la musica del Prete Rosso possa, analogamente a quella di Biber, ammantarsi di mistero e bizzarria, al punto di fare di Vivaldi un lontano discendente dei manieristi di fine Rinascimento e del primo barocco. Un partito preso particolarmente interessante e riuscito. © François Hudry/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 09 febbraio 2018 | Ondine

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Musica sinfonica - Uscito il 02 febbraio 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali
Oltre ai due concerti per violino di Prokofiev, la cui ampia discografia è ovviamente arricchita da questa nuova interpretazione procurata dalla violinista georgiana Lisa Batiashvili e dal bravissimo direttore Yannick Nézet-Seguin, in quest’album si potranno ascoltare tre “chicche” di Prokofiev, firmate Tamás Batiashvili (il padre di Lisa, pedagogo fra i più noti del suo Paese). Si tratta di riscritture per violino ed orchestra, ovviamente sempre basate su Prokofiev, della Danza dei cavalieri tratta da Romeo e Giulietta, del Valzer di Cenerentola e della diabolica e scherzosa Marcia de l’Amore delle tre melarance. Batiashvili padre alleggerisce il tono, permettendo così al violino solista di esprimere meglio la sua voce in momenti peraltro molto densi della partitura originale, in particolare la greve Danza dei cavalieri, la quale, nel perdere il suo sbalorditivo peso, guadagna in lirismo. Quanto ai due concerti, traggono netto beneficio da quell’orchestra di dimensioni ragionevoli che è la Chamber Orchestra of Europe, tanto più che la scrittura di Prokofiev è qui trasparentissima. © SM/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 02 febbraio 2018 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Registrazioni Eccezionali
Oh no, non diremo mai che la musica del compositore svedese Dag Wirén (1905-1986) procede dalla minima avanguardia. Al contrario, ha sempre cercato di scrivere musica di certo nuova, ma sempre piacevole da ascoltare, senza dogma né pedagogia né istruzioni d’uso. La sua opera, più considerevole per qualità che per quantità, comprende tuttavia cinque sinfonie, di cui vi presentiamo qui la Terza del 1944, e soprattutto il celeberrimo Divertimento per archi del 1957, in cui si percepiscono tanto l’eredità di Grieg e Dvořák quanto quella di Honegger che Wirén venerava, o di altri musicisti del Gruppo dei Sei; o ancora quella di Shostakovic nei suoi momenti più attenti. La scrittura non manca neppure di affinità con Jean Françaix, nell’impeccabile concezione armonica, tematica ed architettonica, pur conservando uno spirito leggero e trasparente. Quanto al suo rifiuto dell’avanguardia, probabilmente gli fu molto pregiudizievole per qualche tempo mentre era in vita, ma trent’anni dopo la sua scomparsa questo genere di considerazioni non ha più corso: possiamo quindi finalmente riscoprire Wirén per quel che è, e cioè un compositore eccellente. Per la cronaca, sappiate che era stato lui a firmare la partitura della canzone Absent Friend presentata dalla Svezia all’Eurovision del 1965 (vinto da France Gall, sotto la bandiera del Lussemburgo e non quella francese, sia detto en passant), Absent Friend che non aveva proprio niente né di pop né di varietà, ma che veniva invece dalla romanza classica pura: un valzer triste cantato da un vero grande baritono d’opera, Ingvar Wixell, accompagnato da un’orchestra esclusivamente classica, senza batteria e niente del genere! © SM/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 05 gennaio 2018 | Chandos

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Musica corale - Uscito il 05 gennaio 2018 | BIS

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Award - Registrazioni Eccezionali
Alfred Schnittke e Arvo Pärt hanno vissuto entrambi quell’epoca intensa di mutamenti negli ultimi decenni che precedettero la caduta dell’Unione Sovietica. A partire dagli anni Settanta, la religione fece ritorno nella vita pubblica, man mano che si rilassavano le restrizioni di Stato. Schnittke si volse al cristianesimo, pur restando aperto alle Chiese orientali. Arvo Pärt, proveniente da una famiglia luterana dell’Estonia, abbracciò la fede ortodossa negli anni Settanta. I due compositori iniziarono poi ad inglobare nel loro lavoro temi religiosi, allontanandosi definitivamente dall’astrazione modernista delle prime opere. Schnittke ha scritto tre opere sacre di grande ampiezza: nel 1975 un Requiem, che non poté essere suonato che in forma dissimulata, nascosta (che scherno…), come musica di scena di una produzione moscovita del Don Carlos di Schiller. Il suo Concerto per coro, anch’esso su testi religiosi, fu eseguito a Mosca nel 1986 dopo aver superato un’estenuante serie di ostacoli burocratici. Questi Salmi penitenziali, invece, furono eseguiti molto apertamente nel 1988, nell’ambito di celebrazioni nazionali del millenario dell’introduzione del cristianesimo in Russia. Lo stile di quest’immenso capolavoro s’intona sempre alle tradizioni liturgiche ortodosse, ma Schnittke estende i principi tradizionali per creare sonorità moderne – modifiche ritmiche e armoniche in particolare, d’intensa ricchezza.Come i Salmi penitenziali di Schnittke, il Magnificat e il Nunc dimittis di Pärt sono composti in uno stile quasi liturgico. Il Magnificat risale all’anno successivo alla composizione della partitura di Schnittke, il 1989. Pärt viveva dal 1981 a Berlino, dove aveva raffinato la tecnica dei “tintinnabuli”. Il Coro da camera filarmonico qui all’opera è uno dei principali ensemble da camera dell’Estonia. Fondato nel 1981, dal 2014 è diretto da Kaspars Putniņš. Il suo repertorio per coro va dal canto gregoriano e dal Barocco alla musica più contemporanea, con una messa a fuoco particolare sull’opera di compositori estoni, che contribuisce largamente a diffondere oltre frontiera.© SM/Qobuz