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Gli album

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Jazz - Uscito il 28 novembre 2014 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Choc de Classica - La discoteca ideale Qobuz - Indispensable JAZZ NEWS
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Jazz - Uscito il 27 gennaio 2012 | ECM

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Jazz - Uscito il 06 settembre 2013 | ECM

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Jazz - Uscito il 05 settembre 2014 | ECM

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Jazz - Uscito il 01 marzo 1973 | ECM

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Jazz - Uscito il 01 gennaio 1975 | ECM

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Come la Gioconda al Louvre, il Köln Concert di Keith Jarrett è un po’ come l’opera più preziosa della ECM. Avendo venduto 4 milioni di copie, non è solo l’album più venduto nella storia dell’etichetta, ma anche l’album di pianoforte solista più venduto di tutti i tempi! Registrato al Teatro dell’Opera di Colonia il 24 gennaio 1975, molti di coloro che comprarono questo album non avevano altri dischi jazz nella loro collezione. Tuttavia, questo fenomeno globale iniziò col piede sbagliato. Quella sera, il pianista americano era stremato dal suo lungo viaggio in macchina, soffriva di mal di schiena e, soprattutto, il pianoforte sul palco non era il Bösendorfer che aveva chiesto, ma una versione più economica. “Penso che Keith abbia suonato così solo perché aveva un pianoforte mediocre”, ci raccontò più tardi il produttore Manfred Eicher. “Dato che non poteva innamorarsi del suono di quello strumento, doveva trovare il modo giusto di suonarlo per trarne il massimo, comunque”. Jarrett aveva solo 30 anni il giorno in cui suonò quel concerto davanti a 1.400 spettatori. Aveva già avuto una carriera ricca, con quindici dischi al suo attivo e un’esperienza preziosa in gruppi con Charles Lloyd e Miles Davis. Nel 1975, il suo stile era già molto personale. Mentre l’influenza di Bill Evans era percepibile, le sue improvvisazioni erano meravigliosamente uniche e questo concerto di Colonia lo dimostra. Jarrett intrecciò melodie liriche con atmosfere meditative, enfatizzando la fluidità tra i generi, nutrendo il suo jazz con elementi della musica classica, gospel, latino-americana e folk. Un torrente di note uscì dal suo pianoforte anche se non perse mai il controllo. Nel 1992, ha raccontato alla rivista tedesca Der Spiegel che, nel corso del tempo, il Köln Concert non era diventato altro che una colonna sonora. “Dobbiamo imparare a dimenticare la musica”, aggiunse. “Altrimenti diventiamo dipendenti dal passato”.
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Classica - Uscito il 28 agosto 2009 | ECM New Series

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Jazz - Uscito il 04 ottobre 1999 | ECM

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Jazz - Uscito il 20 agosto 2010 | ECM

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Jazz - Uscito il 30 novembre 1975 | ECM

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Jazz - Uscito il 01 marzo 1973 | ECM

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Jazz - Uscito il 30 gennaio 2009 | ECM

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Jazz - Uscito il 25 agosto 2006 | ECM

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Jazz - Uscito il 30 gennaio 2009 | ECM

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Jazz - Uscito il 04 maggio 2018 | ECM

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La spina dorsale o meglio il cuore di Awase non è il pianoforte di Nik Bärtsch. Difatti, quando lo svizzero coinvolge il suo gruppo Ronin come in questo disco, costruisce sia la musica che le improvvisazioni attorno alla batteria XXL di Kaspar Rast. Come spesso accade con questa gang che si autodefinisce «zen-funk», il potere ipnotico dato dalla ripetizione dei motivi ritmici dona un’unità perfetta a questo jazz atipico e a se stante. Il termine Awase deriva dalle arti marziali e significa «muoversi insieme» nel senso di fondere le energie. Una metafora che ben si addice alla precisione dinamica, al mosaico di ritmi e al minimalismo ballettistico del gruppo di Bärtsch. Sono passati sei anni dalla pubblicazione dell’ultimo album dei Ronin, un live registrato in Europa e in Giappone tra il 2009 e il 2011. Nel frattempo, il quintetto è diventato un quartetto e ha accolto un nuovo bassista, Thomy Jordi. Insomma, i Ronin del 2018 non sono esattamente gli stessi… Una mutazione che ha partorito una nuova forma di libertà e di flessibilità nell’approccio alle composizioni. L’interazione e l’energia sono come decuplicate! Difficile resistere nuovamente al potere ipnotico dei motivi che si susseguono con estrema fluidità durante i 65 minuti di questo Awase. © Max Dembo/Qobuz
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Jazz - Uscito il 01 marzo 1976 | ECM

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Per essere un primo tentativo, fu un colpo da maestro! Pubblicato nel 1976, Bright Size Life è stato il primo album di Pat Metheny come leader. A soli 21 anni, il chitarrista americano mostrava già una grande maturità come virtuoso compositore ed esecutore. Unì le forze con Jaco Pastorius al basso e Bob Moses su un batteria flessibile e dinamica. Questi complici ideali gli hanno permesso di sviluppare quello che in seguito sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica: uno stile fluido e spesso lirico. Gli ampi spazi aperti del suo nativo Midwest si riflettono nella sua chitarra e nei titoli dei brani (Missouri Uncompromised, Midwestern Nights Dream e Omaha Celebration). Una grande saggezza emerge da questo album brillante e pulito (l’influenza di Jim Hall è evidente) che si chiude con Round Trip/Broadway Blues, un inaspettato mix di due pezzi di Ornette Coleman, uno degli idoli di Metheny, con cui avrebbe poi registrato Song X, dieci anni dopo. Ma dietro questa calma superficiale, questo giovane virtuoso voleva cambiare il mondo. Lo ha spiegato in un’intervista con Just Jazz Guitar nel 2001: “Anche se Bright Size Life potrebbe non darlo a vedere, eravamo davvero incazzati. Quell’album è una dichiarazione politica molto forte da parte nostra su come abbiamo sentito ciò che i nostri strumenti dovevano fare per essere appesi al jazz. Ascoltandolo ora, nella retrospettiva dei suoi 25 anni, penso che il nostro messaggio sia arrivato a destinazione, sono convinto che abbiamo cambiato qualcosa. Quell’album era un manifesto di alcune idee molto specifiche che sentivamo con profondamente, i termini di armonia, i termini di interazione, in termini di suono degli strumenti, più di quanto io possa spiegare. Devi ascoltare quell’album per sentire dove eravamo in quel momento”. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 28 agosto 2000 | ECM

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Firmando per la ECM nel 1989, Charles Lloyd probabilmente non sapeva che avrebbe vissuto una delle più belle resurrezioni che un jazzista della sua generazione abbia mai conosciuto. Adorato dai suoi pari come dal pubblico fino alla fine degli anni sessanta, il sassofonista di Memphis aveva allora 51 anni. Negli anni ‘70, il suo strumento suonava solo occasionalmente e fu solo all’inizio del decennio successivo che diede vita ad un nuovo gruppo, con il grande pianista Michel Petrucciani. Dal 1989 al 2013, Lloyd inciderà sedici album per ECM. Dischi di grande spessore intellettuale sempre intrisi di quel lirismo aereo che gli appartiene. Charles Lloyd sviluppa il suo soffio sognante e accattivante che, anche se fa parte del suo lavoro passato, continua a mantenere una freschezza sempre vivace. Pubblicato nell’agosto del 2000, The Water is Wide è uno dei momenti migliori di questa lunga ed incantevole fase, grazie anche a un cast di tutto rispetto. Il chitarrista John Abercrombie, il pianista Brad Mehldau, il bassista Larry Grenadier suo vecchio complice e Billy Higgins alla batteria portano a Charles Lloyd un ricco materiale su cui apporre la spiritualità e la generosità dei suoi fraseggi. Con l’aiuto di un repertorio misto di ritmi lenti e standard, tra vari traditional (Georgia, The Water Is Wide, Black Butterfly, Lotus Blossom, Heaven, There Is a Balm in Gilead) e le sue composizioni originali, accentua le drammatiche profondità del suo stile. Quanto all’alchimia tra i cinque jazzman, questa è costantemente palpabile e amplifica il calore di un disco che può essere suonato più e più volte senza che mai stanchi l’ascoltatore.
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Jazz - Uscito il 01 marzo 1976 | ECM

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Per essere un primo tentativo, fu un colpo da maestro! Pubblicato nel 1976, Bright Size Life è stato il primo album di Pat Metheny come leader. A soli 21 anni, il chitarrista americano mostrava già una grande maturità come virtuoso compositore ed esecutore. Unì le forze con Jaco Pastorius al basso e Bob Moses su un batteria flessibile e dinamica. Questi complici ideali gli hanno permesso di sviluppare quello che in seguito sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica: uno stile fluido e spesso lirico. Gli ampi spazi aperti del suo nativo Midwest si riflettono nella sua chitarra e nei titoli dei brani (Missouri Uncompromised, Midwestern Nights Dream e Omaha Celebration). Una grande saggezza emerge da questo album brillante e pulito (l’influenza di Jim Hall è evidente) che si chiude con Round Trip/Broadway Blues, un inaspettato mix di due pezzi di Ornette Coleman, uno degli idoli di Metheny, con cui avrebbe poi registrato Song X, dieci anni dopo. Ma dietro questa calma superficiale, questo giovane virtuoso voleva cambiare il mondo. Lo ha spiegato in un’intervista con Just Jazz Guitar nel 2001: “Anche se Bright Size Life potrebbe non darlo a vedere, eravamo davvero incazzati. Quell’album è una dichiarazione politica molto forte da parte nostra su come abbiamo sentito ciò che i nostri strumenti dovevano fare per essere appesi al jazz. Ascoltandolo ora, nella retrospettiva dei suoi 25 anni, penso che il nostro messaggio sia arrivato a destinazione, sono convinto che abbiamo cambiato qualcosa. Quell’album era un manifesto di alcune idee molto specifiche che sentivamo con profondamente, i termini di armonia, i termini di interazione, in termini di suono degli strumenti, più di quanto io possa spiegare. Devi ascoltare quell’album per sentire dove eravamo in quel momento”. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 08 settembre 1997 | ECM

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La ECM è stata talvolta criticata per aver realizzato solo dischi ECM. Con lo stesso suono, la stessa estetica. Questo jazz ampio, a volte venato di sonorità world music, dove regnano solo lo spazio e le improvvisazioni climatiche... Si è pure arrivati ad accusare Manfred Eicher di cullarsi sugli allori e di lavorare sempre con gli stessi musicisti per pigrizia... Con Khmers, il produttore di Monaco da prova della sua ancora grande elasticità e sensibilità rispetto a ciò accade intorno a lui. Una sorta di mosca bianca nel vasto catalogo della sua etichetta, il primo album solista di Nils Petter Molvær, finora conosciuto per il suo lavoro nel gruppo Masqualero intriga fortemente il pianeta jazz al momento della sua pubblicazione nel 1998. Con una sordina che lo collega a quel suono singolare di Miles Davis, il trombettista norvegese esplora territori vergini dove il jazz, la world music e soprattutto la musica elettronica, si incontrano. Grande fan del Miles elettrico, si può dire che Molvaer ha voluto fondere le produzioni di Bill Laswell, il trip hop dei Massive Attack, i ritmi tribali world con la drum’n’bass e la jungle molto popolari in quel momento in Inghilterra. Con l’aiuto di samples e drum machine, le piccole costruzioni d’avanguardia dello scandinavo mantengono una grande sensualità melodica. E senza andare troppo lontano, troviamo persino alcuni frammenti di questo famoso DNA della ECM.
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Jazz - Uscito il 18 maggio 1998 | ECM

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