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Gli album

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Pop - Uscito il 22 novembre 2019 | Columbia

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Metal - Uscito il 22 novembre 2019 | Century Media

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Elettronica - Uscito il 08 novembre 2019 | Young Turks Recordings

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Elettronica - Uscito il 18 ottobre 2019 | Ninja Tune

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Musica alternativa e indie - Uscito il 11 ottobre 2019 | 4AD

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Pitchfork: Best New Music
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Musica alternativa e indie - Uscito il 11 ottobre 2019 | Matador

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Musica alternativa e indie - Uscito il 04 ottobre 2019 | Jagjaguwar

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
Tre anni dopo My Woman, che le ha permesso di tagliare ulteriormente il cordone ombelicale con i suoi numi tutelari (Cat Power, Hope Sandoval di Mazzy Star, Kate Bush, PJ Harvey) e ha punteggiato il suo indie folk di grunge, di Americana e sonorità vintage, Angel Olsen firma un album più sofisticato, scintillante, quasi lussuoso. Nessuna concessione commerciale in questo magnifico All Mirrors, sostituita dalla voglia di immergere l’arte in acque… meno agitate, diremmo. Il suono è senz‘altro più marcato, gli arrangiamenti più elaborati e la strumentazione comprende persino gli archi, anche loro dosati impeccabilmente. Come Annie Clark alias St Vincent, Olsen mette insieme la potente esplosione di furore e una grande accettazione di sé stessa, accentuata da melodie impressionanti. L’americana dimostra di non avere più problemi nemmeno nel passare da un ambiente buio a una sequenza quasi gioiosa. Una ricchezza stilistica che emerge piano piano, ascoltando e riascoltando. © Marc Zisman/Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 03 ottobre 2019 | Ghosteen Ltd

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Pop - Uscito il 20 settembre 2019 | Columbia

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Pitchfork: Best New Music - Qobuzissime
Un po' di soul e funk old-school fa sempre piacere! I successori di Curtis Mayfield, Al Green, Prince e Sly Stone sono ancora tra noi. Ma il più delle volte, è l'interesse per il genere stesso a mancare... In soli due album, il gruppo Alabama Shakes ha mostrato una versione originale e torrida di quel southern garage funk. Il loro ingrediente segreto? Brittany Howard, la cantante della band che sfoggia carattere e gravitas impressionanti. Un tale carisma è tanto più presente in questo suo debutto da solista. L'album contiene alcuni dei tratti degli Alabama Shakes, ma offre anche una sensazione più atipica e meno convenzionale. Howard ci fa girare la testa con questo disco funk-psichedelico che rasenta lo sperimentale, con brani come l'iniziale History Repeats con chitarre vivaci, ritmi incerti e voci caotiche. Nativa di Athens, Brittany è affiancata da musicisti d'eccezione come Zac Cockrell, il bassista degli Alabama Shakes, e due jazzisti unici e prevalenti, Robert Glasper al piano e alle tastiere e Nate Smith alla batteria. Oltre a questo scenario ricco ma minimalista, Howard si tuffa nello studio di sé stessa e dei suoi contemporanei. Omosessualità (Georgia), morte (il titolo dell'album, Jaime, è il nome della sua sorella maggiore, scomparsa a causa di un cancro all'età di 13 anni quando Howard aveva solo 8 anni), religione (He Loves Me) e il razzismo che lei, figlia di madre bianca e padre nero, ha spesso vissuto sulla propria pelle (Goat Head parla della mattina in cui sua madre trovò tutte e quattro le gomme della sua auto squarciate e la testa mozzata di una capra sulla panca del giardino…). Un album emozionante e molto personale capace di scuotere i cuori più duri. I valori, i riferimenti e le influenze di Howard (Prince, Curtis e Sly) sono chiari - o almeno così sembra - ma il risultato finale è di grande originalità. © Marc Zisman / Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 13 settembre 2019 | Sacred Bones Records

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Musica alternativa e indie - Uscito il 13 settembre 2019 | Domino Recording Co

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
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Musica alternativa e indie - Uscito il 30 agosto 2019 | Polydor Records

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
La sua voce sensuale è irresistibile. Elizabeth Grant, in arte Lana Del Rey, potrebbe cantare il manuale di istruzioni di un frigorifero senza perdere la nostra attenzione. Anche quando invita il mondo intero ad unirsi a lei (A$AP Rocky, The Weeknd, Stevie Nicks e Sean Lennon tutti presenti in Lust For Life, il suo album pubblicato nel 2017), vive nel suo piccolo mondo in cui il tempo scorre lentamente e la malinconia regna sovrana. Fare musica è il suo modo di parlare della sua epoca, dei suoi contemporanei, del sogno americano e, per quanto ne sappiamo, di sé stessa... Con il suo titolo oltraggioso, la copertina stilizzata dell’album (con Duke Nicholson, nipote di Jack Nicholson, a bordo di una barca che salpa da una costa in fiamme) e i suoi ritmi particolarmente lenti, Norman Fucking Rockwell! è in gran parte radicato nel folk. Del Rey si aggira per questo fantastico paesaggio sonoro, più malinconico ed evanescente che mai. Ha collaborato da vicino con Jack Antonoff in questo album (un produttore ricercato da pop star come Taylor Swift, St. Vincent, Lorde, Carly Rae Jepsen e Pink) e il produttore ha modellato la sua malinconia con sobrietà e lucidità ben dosate. I ritmi lenti di questo bellissimo lavoro offrono una gradita pausa dalle turbolenze quotidiane. Una delle tracce che spicca è la cover di Sublime’s Doin ‘Time (1996), come una nuova interpretazione di Summertime di Gershwin, che offre un’ulteriore prova dell’originalità di Lana Del Rey, qualcosa di molto più complesso di quanto alcuni vorrebbero farci credere. © Marc Zisman / Qobuz
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Rap - Uscito il 16 agosto 2019 | 300 Entertainment - Atl

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Musica alternativa e indie - Uscito il 16 agosto 2019 | Triple Crown Records

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i,i

Musica alternativa e indie - Uscito il 09 agosto 2019 | Jagjaguwar

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Folk - Uscito il 26 luglio 2019 | Double Double Whammy

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World music - Uscito il 25 luglio 2019 | Bad Habit - On A Spaceship - Atlantic

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Rap - Uscito il 18 luglio 2019 | Big Persona - 88 Classic - RCA Records

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Elettronica - Uscito il 27 giugno 2019 | XL Recordings

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Musica alternativa e indie - Uscito il 21 giugno 2019 | Rough Trade

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
Nell’arco di 10 anni, il revival post-punk che ha scosso il Regno Unito ha generato innumerevoli nuove band, ognuna più audace e più eccitante dell’altra. Nel caso dei Black Midi, le influenze sono davvero tantissime. Contorsionisti tra formule familiari a math rock, krautrock e progressive, Georgie Greep (voce/chitarra), Cameron Picton (basso/voce), Matt Kwasniewski-Kelvin (chitarra) e Morgan Simpson (batteria) sanno ricostruire questi codici e, con grande controllo, dominarli. Caratterizzati da una massiccia ritmicità, Schlagenheim non somiglia a nessuno, forse a causa del processo di scrittura lungimirante dei suoi giovani creatori londinesi, che lavorano per sottrazione intorno a un’apparente iniziale struttura musicale. Le loro interminabili jam diventano a volte un singolo riff, che si estende su poche battute. I brani dei Black Midi sono di forme mutanti, ultraterrene, una sorta di drone-ambient-noise come Georgie Greep ama definire la propria band. Un approccio musicale che ricorda il rock’n’roll free, intransigente e sconclusionato, così caratteristico di Swans, Boredoms, Neu!, Public Image Ltd., Merzbow, Fugazi, Test Icicles e altri ancora. I Black Midi non si accontentano di seguire le orme degli altri: sono araldi del cambiamento nella scena rock. © Marc Zisman / Qobuz