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Gli album

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Opere integrali - Uscito il 30 agosto 2019 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opera - Uscito il 23 agosto 2019 | Bru Zane

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4F de Télérama
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Musica da camera - Uscito il 07 giugno 2019 | Warner Classics

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Trent’anni dopo la sua morte prematura, il clavicembalista e organista americano Scott Ross è sempre presente nel cuore dei melomani. Il suo nome resta legato alla registrazione maratoneta delle cinquecentocinquanta sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti che aveva realizzato per i dischi Erato. È su questo slancio che Scott Ross aveva intrapreso la registrazione dell’integrale delle opere per tastiera (clavicembalo e organo) di Johann Sebastian Bach, ma la morte ha deciso altrimenti. Questa nuova pubblicazione-omaggio riprende le registrazioni esistenti alle quali vengono integrati alcuni inediti provenienti da radio francesi, svizzere e canadesi, e comprende concerti o registrazioni sia al clavicembalo che all’organo. Questo ensemble eterogeneo trovò la sua coerenza grazie alla rimasterizzazione delle diverse fonti ad opera di Christophe Hénault, dello Studio Art & Son. La gioia di ritrovare l’interpretazione intensa, fantasiosa e colorata di Scott Ross soddisferà i suoi numerosi ammiratori sia in quanto solista, in duetto con la sua ex professoressa Huguette Grémy-Chauliac o ancora con l’ensemble Mosaïques diretto da Christophe Coin. © François Hudry/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 15 marzo 2019 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 15 marzo 2019 | CPO

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Sinfonie - Uscito il 18 gennaio 2019 | Sony Music Labels Inc.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Assoli per pianoforte - Uscito il 18 gennaio 2019 | Universal Music Division Decca Records France

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Musica da camera - Uscito il 23 novembre 2018 | Alpha

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Quintetti - Uscito il 16 novembre 2018 | Accentus Music

Hi-Res Riconoscimenti 5 de Diapason
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Musica da camera - Uscito il 28 settembre 2018 | Decca Music Group Ltd.

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Il nome “Quartetto Borodin” è stato portato da una bella collezione di solisti sovietici, poi russi, fin dalla fondazione nel 1945: a cominciare da Rudolf Baršaj e Rostropovič nella primissima fase. Il violoncellista, che presto succedette a Rostropovič la cui carriera era in esplosione, rimase lo stesso dal 1946 al 2007, senz’alcun dubbio un record di longevità. In tutti quegli anni, alcuni fecero defezione all’Ovest, altri ebbero problemi di salute, altri ancora morirono, ma lo spirito Borodin governò sempre l’ensemble. Ai giorni nostri il Quartetto prosegue allegramente l’impressionante carriera mondiale, ed ecco la recentissima incisione realizzata fra il 2015 e il 2018 dei quindici quartetti di Šostakovič – musicista con cui il Quartetto Borodin ha sempre avuto ottimi rapporti, tanto da suonare tutte le sue opere man mano che venivano composte. È appunto al formato del quartetto per archi che il compositore affidò la parte più segreta del proprio animo: dal primo quartetto del 1938 fino all’ultimissimo del 1974, nel crepuscolo della sua vita («Da suonare in modo tale che le mosche cadano a terra morte in pieno volo e che gli spettatori inizino ad uscire dalla sala per pura noia »). Il punto è che nemmeno il più perfido degli ufficiali comunisti poteva trovare in quella musica la minima allusione politica… A complemento di programma, i Borodin ci offrono alcuni pezzi isolati, come il fantastico Quintetto con pianoforte e, più rari, i numeri di musica da camera della loro colonna sonora per il film Gli amici (che consiste di ventitré numeri, sette dei quali sono però concepiti per quartetto d’archi, alcuni con aggiunta di pianoforte e tromba) ed invenzioni sonore straordinarie. Un album di grande bellezza, indispensabile per gli amanti di Šostakovič. © SM/Qobuz
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Musica concertante - Uscito il 28 settembre 2018 | PentaTone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 22 giugno 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Eh sì, si può ancora scoprire una partitura di Bernstein, o per meglio dire la versione da camera di A Quiet Place, adattata da Garth Edwin Sunderland e per la prima volta diretta e registrata dal direttore d’orchestra Kent Nagano, alla Montréal Symphony House. Ultima partitura scenica del compositore americano ad essere rappresentata per la prima volta alla Houston Grand Opera, nel 1983, fu riveduta dal librettista Stephen Wadsworth e dal compositore, che vi aggiunse diversi frammenti dell’opera in un atto Trouble in Tahiti del 1951, dando luogo a due nuove prime (Scala di Milano e Washington). Una nuova versione – definitiva – ebbe la prima all’Opera di Vienna, sotto la direzione del compositore, nel 1986. Affascinante per più di un motivo, sorta di contemporaneo Intermezzo di Strauss, l’opera dipinge la società americana attraverso la solitudine e la crisi esistenziale di una coppia (Trouble in Tahiti) e di una famiglia. Bernstein citava Mahler per la struttura, con un movimento finale di “grave nobiltà” che ricorda quelli della Terza e della Nona sinfonia del suo venerato modello. Come spesso avviene nella sua produzione, la mescolanza di stili (jazz, coro antico, Broadway, Mahler, Berg, Britten, Copland…) produce un cocktail esplosivo, che occhieggia in direzione della conversazione in musica, piuttosto che del grand-opéra – il che, paradossalmente, rende questo componimento tanto particolare… e tanto accattivante. Da riscoprire, sotto la direzione dell’ex-allievo e fedele Kent Nagano, alla testa di cantanti solisti di alto profilo, per capire quale sia questo «luogo tranquillo» dove «l’amore c’insegnerà l’armonia e la grazia». © Franck Mallet/Qobuz
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Concerti per tastiera - Uscito il 15 giugno 2018 | Profil

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Sinfonie - Uscito il 08 giugno 2018 | Decca

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Concerti per violino - Uscito il 01 giugno 2018 | DOREMI

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Opere integrali - Uscito il 18 maggio 2018 | Orfeo

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Nemico delle mode e delle paillette, in fuga da cocktail e cene mondane, Wolfgang Sawallisch era un uomo umile e discreto la cui vita era interamente dedicata alla sola musica. Dietro ciò che potrebbe sembrare il cliché trito e ritrito del ritratto del “brav’uomo”, era di certo uno dei più grandi direttori d’orchestra della sua generazione. Pianista eccelso, accompagnava talvolta l’amico Dietrich Fischer-Dieskau in serate memorabili dedicate ai grandi cicli di Schubert. Direttore d’opera, conosceva a memoria tutto il repertorio, e non lavorava soltanto con l’orchestra, ma faceva le prove al pianoforte con tutti i cantanti. Era un Kapellmeister nel senso più alto del termine.Fra il 1971 e il 1992 fece dell’Opera di Monaco di Baviera (Bayerische Staatsoper), sua città natale, uno dei più grandi palchi del pianeta, offrendo rappresentazioni di livello assolutamente eccezionale. Fu lo strapotere sempre maggiore dei registi a porre fine alla collaborazione che produsse un tal numero d’indimenticabili serate liriche. Sawallisch visse allora una specie di “estate di San Martino”, dirigendo nei suoi ultimi anni l’Orchestra di Philadelphia, con un successo gigantescoInterprete d’elezione di Wagner, Wolfgang Sawallisch si è imposto a Bayreuth fin dalla giovinezza, dirigendo fino al 1962 produzioni che hanno segnato la storia dell’interpretazione. Gli archivi del festival traboccano d’incisioni pubblicate poco a poco, le cui distribuzioni, spesso quasi identiche per date diverse, confondono le tracce. Sawallisch ha diretto Tristano e Isotta con la mitica coppia Birgit Nilsson/Wolfgang Windgassen a più riprese per i festival 1957, 1958 e 1959, ben prima della versione sensazionale diretta da Karl Böhm.Questa nuova edizione è dedicata alla serata del 26 luglio 1958 (quindi non è una ripresa della versione pubblicata da MYTO dello spettacolo del 21 agosto dello stesso anno). La coppia degli amanti maledetti è in eccellente forma vocale sotto l’elettrizzante direzione di un Sawallisch nell’impeto della giovinezza. © François Hudry/Qobuz
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Classica - Uscito il 30 marzo 2018 | PentaTone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice
Può il titolo di un’opera influire sul modo in cui l’interprete vi si accosta? Comunque sia, i due più grandi capolavori pianistici di Messiaen portano titoli che suggeriscono esperienze musicali molto diverse: i Vingt regards sur l’Enfant-Jésus (Venti contemplazioni sul Bambin Gesù, 1944) si calano nel fervore religioso e nella contemplazione, mentre il Catalogue d’oiseaux (Catalogo di uccelli, 1956-1958) ricorda più un’opera di consultazione di ornitologia. Anzi… Il compositore stesso dichiarava a Claude Samuel: «Ho cercato di rendere con esattezza il canto dell’uccello tipico di una regione, circondato dai suoi vicini di habitat, e le manifestazioni del canto nelle diverse ore del giorno e della notte». Tuttavia, proseguiva descrivendo una dimensione più espressiva e poetica dell’opera. I canti di uccelli sono infatti «accompagnati nel materiale armonico e ritmico dai profumi e dai colori del paesaggio in cui l’uccello vive», anche perché non è affatto possibile trascrivere “con esattezza”, per un qualunque strumento umano, l’inverosimile rapidità del canto degli uccelli; si è pensato che l’idea di “riproduzione sonora” fosse il cardine della concezione del Catalogo di uccelli, ma ciò che ascoltiamo nell’opera finita è proprio un grande compositore, un maestro delle strutture innovative, che scopre una sorprendente gamma di sonorità pianistiche. In altri termini, malgrado il titolo, il Catalogo di uccelli non è affatto un semplice documentario musicale, ma molto più una serie di poesie musicali che esplorano gli uccelli e le altre meraviglie naturali – nel caso specifico, quelle della Francia, perché tutti questi deliziosi volatili sono stati avvistati attraverso l’Esagono. Pierre-Laurent Aimard ne offre una lettura al tempo stesso iper-precisa e rigorosa nei confronti della (diabolica) partitura, eppure così poetica e ispirata da dare l’impressione di suonare sotto dettato ornitologico. © SM/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 16 marzo 2018 | Universal Music Division Decca Records France

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Iniziativa di due decani dell’etichetta Philips (fra i quali Tom Deacon, che negli anni ’90 concepì la fenomenale edizione «The Great Pianists of the 20th Century»), la riedizione dell’integrale delle incisioni di Debussy di Hans Henkemans realizzata per l’etichetta olandese fra il 1951 e il 1957 resterà uno degli eventi più belli di questo centenario. Mai integralmente ripubblicate fino ad oggi, queste incisioni storiche, realizzate più o meno negli stessi anni di quelle di Marcelle Meyer (Les Discophiles Français), Albert Ferber (Ducretet-Thomson), Walter Gieseking (La Voix de son maître), Menahem Pressler (MGM Records) e Reine Gianoli (Westminster), si differenziano dalle coeve per la precisione dei testi e soprattutto per l’assenza totale d’impressionismo. Per Hans Henkemans, compositore nato nel 1913 e figura rilevante della vita musicale olandese fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, l’elemento più importante è la varietà del vocabolario ritmico del compositore francese.Molto spesso, specie nei cicli moderni (Estampes, Images, Children’s Corner), il ritmo sembra prevalere sull’aspetto puramente sonoro od armonico, sebbene il pianismo naturalmente chiaro e limpido di Hans Henkemans non edulcori per nulla tali caratteristiche dell’universo debussysta. Reflets dans l’eau (Riflessi nell’acqua) potrà stupire per il tempo rapido, per l’espressività un filo lapidaria, ma anche per gli slanci fugaci, le accentuazioni piene di polso nei passi di maggiore fortissimo: vi è anche una libertà, un respiro ampio nel pianoforte di Henkemans, sempre accordato ad un rispetto quasi austero della struttura ritmica generale. Allo stesso modo, Cloches à travers les feuilles (Campane tra le foglie), la più vasta e la più difficile delle Images pour piano (Immagini per pianoforte), colpirà sia per le fuggenti variazioni di tempo che per l’estrema volontà di chiarezza nell’articolazione. Per molti, tuttavia, la parte migliore dell’eredità di Henkemans per quanto riguarda Debussy rimangono i 12 Studi, poiché naturalmente il suo pianismo, allo stesso tempo rigoroso e profondamente bizzarro, non poteva che dispiegarsi in maniera ideale in questo ciclo tardo ed estremo. Pochi musicisti hanno impresso tale velocità a Pour les degrés chromatiques (Per i gradi cromatici) o tale rabbia a Pour les agréments (Per gli abbellimenti). Stupefacente!Come scrive giustamente Tom Deacon nel libretto, «queste interpretazioni possono e devono essere considerate i precursori della visione moderna di Debussy rappresentata da Charles Rosen, Arturo Benedetti Michelangeli, ed anche il giovane Michel Béroff o il direttore d’orchestra Pierre Boulez, che hanno tutti contribuito a liberare la musica di Debussy da impronte che sono semplicemente il risultato della normale usura prodotta da generazioni successive di interpretazioni erronee». La riedizione mette decisamente in chiaro le cose! © PYL/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 01 gennaio 1952 | Universal Music Australia Pty. Ltd.

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Musica sinfonica - Uscito il 12 gennaio 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4 étoiles Classica
Si tratta d’incisioni mozartiane realizzate da Ferenc Fricsay alla testa dell’Orchestra della RIAS di Berlino, l’attuale Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, di cui fu direttore musicale dal 1948 al 1954, poi dal 1959 fino alla prematura morte nel 1963. Per la precisione, le registrazioni risalgono al 1951 e al 1952, ancora in mono quindi (attenzione, amanti dell’hi-fi); la maggior parte fu effettuata in studio, le ultime, poche, in concerto. Troviamo qui praticamente tutte le sinfonie di gioventù di Mozart, dalla n. 1 fino alla n. 9, più la n. 23 e la n. 27; inoltre, numerose serenate e cassazioni, alcuni concerti più insoliti – il Concerto per fagotto e la Sinfonia concertante per oboe, clarinetto, corno e fagotto –, un’aria delle Nozze con Suzanne Danco e un duetto del Don Giovanni con Danco e Rita Streich. Le impeccabili prese del suono della Radio berlinese, sebbene in mono, testimoniano l’immensa musicalità e la vitalità di questo direttore d’orchestra, allievo di Bartók (di cui fu l’indefettibile paladino) e Kodály, scomparso all’irragionevole età di 48 primavere. © SM/Qobuz