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Gli album

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Messe, Passioni, Requiem - Uscito il 31 maggio 2019 | Evidence

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice
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Classica - Uscito il 12 aprile 2019 | Naxos

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Innovative music printer Pierre Attaingnant (c.1494-1551) published the first editions of keyboard music ever to appear in France in 1531 (Tracks 1-30). Only one copy of each of these seven tiny but crucially important volumes has survived, in which anonymous composers made arrangements of some of the most beautiful chansons, motets and dances from the reign of François I. Some pieces follow (Tracks 31-38), which are also from the 16th century French keyboard repertoire but not from the Attaingnant edition. All this keyboard music shows France at the forefront of developments in this field. Glen Wilson has corrected the countless errors in these original sources, restoring this rare and enchanting music and allowing it to shine in its original glory. © Naxos / Qobuz
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Musica vocale profana - Uscito il 21 marzo 2019 | Coviello Classics

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Cantate sacre - Uscito il 08 marzo 2019 | Alpha

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Mélodies (Inghilterra) - Uscito il 22 febbraio 2019 | Warner Classics

Riconoscimenti 5 de Diapason
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Classica - Uscito il 08 febbraio 2019 | Alpha

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Estratti d'opera - Uscito il 05 ottobre 2018 | Decca Music Group Ltd.

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Cantate sacre - Uscito il 21 settembre 2018 | Phi

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Musica vocale (sacra e profana) - Uscito il 21 settembre 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
L’immagine dell’album Viaggio a Roma è subliminale: vi si vede una sontuosa ed anacronistica Citroën DS 19 parcheggiata lungo un muro di un cupo color ocra, probabilmente in una di quelle stradine di Campo di Marzo, come a mostrare che, anche se si tratta proprio della Città eterna, l’etichetta invece è francesissima. E tanto peggio per le Fiat o le Alfa Romeo che avremmo di certo più spesso viste al posto di questo fiore all’occhiello dell’industria automobilistica francese degli anni Cinquanta. Dopotutto, è forse l’auto di Sandrine Piau, che partecipa, con il contralto Sara Mingardo, al nuovo album del Concerto Italiano diretto dal fondatore Rinaldo Alessandrini, e che alterna pezzi strumentali e vocali di Haendel, Stradella, Alessandro Scarlatti, Corelli e Georg Muffat, quel savoiardo del nord che, avendo studiato con Lully e Corelli, offre una specie di sintesi europea di quel che si faceva in materia musicale agli sgoccioli del XVII secolo. Tutti i compositori di questo nuovo album di Alessandrini hanno lavorato nei ricchi palazzi barocchi della Roma papale, protetti da alti dignitari della Chiesa che rivaleggiavano in munificenza. È in quel periodo ed in quella città che si sono sviluppati, contemporaneamente, la musica strumentale e l’oratorio. Il programma, concepito da quell’autentico romano che è Rinaldo Alessandrini, illustra a meraviglia l’età prospera della Controriforma in cui Roma divenne, come Venezia e Napoli, uno dei grandi centri artistici della penisola. © François Hudry/Qobuz
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Cori sacri - Uscito il 21 settembre 2018 | Mirare

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Musica da camera - Uscito il 06 luglio 2018 | BIS

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Ecco un florilegio di opere per liuto di compositori elisabettiani e giacobini, sotto le dita esperte di Jakob Lindberg; le più celebri (Dowland, Byrd ed Holborne), le più rare (John Johnson, Daniel Bacheler ed Eward Collard), senza dimenticare il più prolifico di tutti i tempi, l’«Anonimo». Così com’è, il programma già non manca di originalità; ma la grande idea di Lindberg è quella di offrire, a mo’ di cardine centrale dell’album, il Nocturnal di Benjamin Britten, scritto nel 1963 per il chitarrista Julian Bream, ma al liuto. Con l’autorizzazione della Fondazione Britten, naturalmente, e soprattutto valorizzando manoscritti preparatori del compositore; e dato che sappiamo che Britten amava molto il liuto, immaginiamo volentieri che avrebbe applaudito questa traduzione dalla chitarra a questo strumento. E in effetti la sonorità più vellutata, meno brillante, del liuto regala una nuova lettura dell’opera, il cui carattere insieme moderno e deliberatamente arcaico ne risulta accentuato. Fantastica idea, quindi, quella di giustapporre il XVI e il XVII secolo al XX, tanto più che Britten aveva già creato un ponte di grande bellezza. © SM/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 29 giugno 2018 | Mirare

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Classica - Uscito il 08 giugno 2018 | Arcana

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Preis der deutschen Schallplattenkritik
Fra il 1580 e l’anno della morte, il 1599, Luca Marenzio pubblicò nientepopodimeno che diciotto libri di madrigali, dalle quattro alle sei voci: circa cinquecento i capolavori pervenutici, che testimoniano la folgorante evoluzione del linguaggio di Marenzio nell’arco di questi pochi anni. Lungo tale percorso sviluppò atmosfere sempre più cupe, sempre più tormentate e cromatiche, e solo un Gesualdo prenderà il testimone di tali erranze armoniche, alcuni anni dopo. Gli ultimi due madrigali proposti in quest’album dall’ensemble RossoPorpora, tratti dal Nono ed ultimo Libro de madrigali a cinque voci del 1599, ne sono un esempio lampante: si ha appena il tempo di cogliere una concatenazione che Marenzio la distrugge con una dissonanza, un’inafferrabile enarmonia, un cromatismo periglioso. Il titolo dell’album la dice lunga: si passa dall’«amoroso» al «crudo» nel corso di questi diciotto anni di scrittura; con testi attinti alle poesie amorose o pastorali, Marenzio si allontana da ogni tentazione religiosa, lui che d’altronde ha scritto relativamente poche opere sacre. Diciamo che la sua grande arte risiede nell’aspetto più umano della musica e del canto. © SM/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 13 aprile 2018 | ATMA Classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Contrariamente a quanto si è legittimati a pensare, l’ensemble Les Voix Humaines è… un consort di viole da gamba, senz’ombra di voce umana. Anche se il discorso delle viole da gamba, spesso un filo lamentoso, ricorda in effetti le melopee dell’epoca (Rinascimento e primo barocco). E chi più di Dowland ha saputo, con le sue cupe Lachrymæ, rievocare in suoni puramente strumentali gli affetti più umani e vocali che ci siano? Con la raccolta Lachrimæ, or seaven teares figured in seaven passionate pavans, with divers other pavans, galliards and allemands, set forth for the lute, viols, or violons, in five parts (Lachrymæ, o Sette lacrime figurate in sette pavane appassionate, con diverse altre pavane, gagliarde e allemande, scritte per il liuto, le viole da gamba o i violini, a cinque voci; le «voci» sono naturalmente parti strumentali), pubblicata nel 1604, Dowland apre tutto un mondo musicale, destinato forse agli aristocratici molto appassionati, ma di cui si approprieranno tutti i suoi discendenti musicali fino a Britten e oltre… Le cinque viole da gamba delle Voix Humaines e il liuto di Nigel North hanno scelto di circondare le «sette lacrime» non solo di pezzi della pubblicazione in questione, ma anche di opere tratte da raccolte apparse fra il 1600 e il 1612, con in più un pezzo rimasto manoscritto, una grande rarità. © SM/Qobuz
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Classica - Uscito il 23 marzo 2018 | Glossa

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Classica - Uscito il 16 marzo 2018 | Musica Ficta

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Musica corale - Uscito il 02 febbraio 2018 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
La nuova cattedrale di Coventry fu costruita in un’ottica di riconciliazione dopo la distruzione dell’edificio medioevale originario, avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale. Un festival di arte fu organizzato per celebrare la sua consacrazione nel 1962, e in quell’occasione furono commissionate grandi opere a Britten, a Tippet e ad Arthur Bliss (1891-1975). Due di esse, War Requiem di Britten e The Beatitudes di Bliss, dovevano essere eseguite nella cattedrale. Alla fine soltanto l’opera di Britten fu suonata nel luogo per cui era stata concepita. Nell’aprile del 1961, le festività di consacrazione della cattedrale vennero commentate nel giornale The Times: le Beatitudes di Bliss erano citate come la nuova grande opera che doveva esservi eseguita. Ma, per “ragioni di logistica” un po’ sospette, il concerto d’apertura avrebbe avuto luogo al Belgrade Theatre. Fu solo a qualche settimana dalla prima che Bliss venne a sapere che l’esecuzione delle Beatitudes si sarebbe svolta in un teatro dall’acustica difettosa. È evidente che, fin dal principio, Bliss credeva che le Beatitudes sarebbero state suonate nella cattedrale, poiché la strumentazione comprendeva una parte concepita per il nuovo organo della stessa. Naturalmente, in qualità di Maestro di musica della Regina, Bliss avrebbe potuto restar saldo sulle sue posizioni e insistere affinché fosse data priorità alla sua opera, ma ciò sarebbe andato contro i suoi più profondi valori. Senza esitazioni, si fece quindi da parte davanti al più giovane confratello, per il genio del quale nutriva d’altronde una grande ammirazione. Ahimè, lo svolgimento della prima fu disseminato d’insidie. Nella sua autobiografia, As I Remember, Bliss scrisse che i critici speravano che avesse luogo un’esecuzione dell’opera nella cattedrale, il luogo che naturalmente le spettava, «più rapidamente possibile». Ci vollero più di cinquant’anni prima che questo accadesse, per la precisione durante il Giubileo d’oro della cattedrale, nel 2012. Nelle Beatitudes vengono ripresi i testi delle nove Beatitudini, un passo dell’Antico Testamento, poesie di tre metafisici del diciassettesimo secolo ed un componimento poetico del ventesimo secolo. Nonostante sembrasse all’inizio di una brillante carriera in Gran Bretagna, Bliss decise nel 1923 di stabilirsi negli Stati Uniti per un periodo indeterminato, per accompagnarvi suo padre che desiderava far ritorno in patria dopo aver vissuto in Inghilterra per più di trent’anni. Sono molti coloro che, nella situazione di Bliss, avrebbero esitato a interrompere la carriera in un momento tanto critico, ma il legame fra padre e figlio era così forte che l’ambizione personale del compositore passò in secondo piano; inoltre Bliss, per via delle sue origini per metà americane, era curioso di vedere il Paese di cui condivideva l’eredità. Quel soggiorno di due anni fu fondamentale anche per il suo avvenire: conservando nelle orecchie l’eccezionale sonorità delle orchestre statunitensi, Bliss compose nel 1926 Introduction and Allegro, che dedicò a Stokowski. Con quest’opera, la musica di Bliss progrediva a passi da gigante verso la voce della maturità, ben lontana dal carattere febbrile delle opere post-belliche. Considerando che Bliss fu nominato Maestro di musica della Regina nel 1953, è stupefacente che trascorressero sedici anni prima che producesse un arrangiamento dell’inno nazionale per coro e orchestra. Per una tournée negli Stati Uniti della Royal Choral Society, nel 1969, Bliss compose la propria versione di God Save the Queen, musicando le prime tre strofe. © SM/Qobuz
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Musica vocale (sacra e profana) - Uscito il 12 gennaio 2018 | Alpha

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4 étoiles Classica
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Classica - Uscito il 02 gennaio 2018 | Nibiru

Riconoscimenti 5 de Diapason - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Messe, Passioni, Requiem - Uscito il 01 dicembre 2017 | Alia Vox

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Questo album In excelcis Deo, con due opere sacre scritte al momento della Guerra di successione spagnola, presenta «a specchio» la Missa Scala Aretina a quattro cori del compositore catalano Francesc Valls (1671-1747) da un lato, e la Messa a due cori e due orchestre del compositore francese Henry Desmarest (1661-1741). Questi due capolavori eccezionali sono strettamente legati cronologicamente, poiché l’uno risale al 1701, l’altro al 1704. A titolo informativo, la Guerra di Successione spagnola imperversò dal 1701 al 1714, e fu l’ultima guerra di grande portata capeggiata da Luigi XIV; quello spaventoso conflitto europeo aveva come posta in gioco la successione al trono di Spagna in seguito alla morte senza discendenza dell’ultimo degli Asburgo spagnoli Carlo II (epilettico, sifilitico dalla nascita da parte della madre [sì, sì, è possibile…], sterile) e, attraverso di lui, il dominio politico e commerciale in Europa. Alla fine, la Spagna perderà all’incirca tutti i possedimenti– in Italia, nei Paesi Bassi, in Sardegna, e perfino in casa propria perché Gibilterra passerà sotto il controllo britannico–, i Borboni saranno collocati sul trono spagnolo (e vi sono ancora) mentre Barcellona è «ripresa»– la Catalogna aveva precedentemente sposato la causa dell’Austria e degli Asburgo... Tanti nodi di cui alcune ripercussioni non hanno avuto ancora ripercussioni! Il presente album, musicalmente molto ecumenico grazie al talento di Jordi Savall, giustappone opere di musicisti di paesi allora nemici, le cui messe furono celebrate una a Barcellona e l’altra a Versailles. È l’ascoltatore che deve farsi la propria opinione per sapere se tra gli ultra-cattolici francesi e quelli catalani, la musica è così diversa! © SM/Qobuz