Fontaines D.C .: "Siamo nostalgici di un'Irlanda che non esiste più ..."

Incontro con la rivelazione post-punk di Dublino in occasione dell'uscita di "Dogrel", un primo album Qobuzissime che può essere collocato accanto agli album di The Fall, Shame o The Pogues...

da Marc Zisman | Video | 12 aprile 2019
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Appena ripreso da Songs of Praise, primo album Qobuzissime dei londinesi del gruppo Shame, l’occhio del ciclone rock’n’roll si sposta questa volta più a nord, a Dublino. Lì, una gang altrettanto tosta chiamata Fontaines D.C. stringe forte i denti per mostrare come il revival post-punk attuale ha ancora qualche schiaffo, mandala, ginocchiate e altri uppercut da dare. Se il primo album dei Fontaines D.C., Dogrel], è radicato in un terreno noto (The Fall, Joy Division, Gang Of Four, Public Image Ltd.), qui il concime è diverso. C’è innanzitutto un’unicità Irlandese che trasuda da questo disco che rimpiange una Dublino da cartolina sradicata dalla globalizzazione e dalla gentrificazione. Dogrel] si chiude per l’appunto con Dublin City Sky, ballata acustica che sa di vecchio pub, di Guinness appena spillata, e che pare uscita da un disco dei Pogues, il loro disco preferito.

La band di Grian Chatten ha anche la particolarità di venerare la letteratura e la poesia tanto quanto il rock’n’roll e la musica folk. È per questo che si ha continuamente la sensazione di sentire un puro post-punk rivendicativo che non abbassa mai la testa. È la forza di Dogrel]. Essere letterato senza tirarsela. Furioso e sempre udibile. Sul successo Big, Chatten urla «my childhood was small, but I'm gonna be big» (la mia infanzia è stata piccola, ma io diventerò grande). È probabile che i Fontaines D.C. diventino “big” molto molto in fretta… © Marc Zisman/Qobuz





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